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Alla scoperta di Roberto Amore, neo tecnico della Res Women: dal suo passato da calciatore in cui ha vestito la maglia della Roma, passando per i primi anni da allenatore all’approdo nel calcio femminile, fino alla scelta di accettare la proposta del club capitolino.

Iniziamo dal principio e dal periodo in cui giocavi nella Roma e accanto a Totti. Cosa ha significato per te vestire la maglia della tua squadra del cuore? Che ricordi hai del ragazzino Totti e che rapporto avevate?Giocare a Roma con l’A.S. Roma per un ragazzo romano che aveva iniziato a giocare a 5 anni era tutto. Ho sognato ad occhi aperti ogni momento della mia adolescenza. E poi condividere quegli anni con Totti lo ritengo un regalo del destino. Totti era già consacrato e conosciuto a livello nazionale ed internazionale. Quando eravamo negli allievi nazionali è capitato che gli ho fatto io da capitano… cosa buffa no? Era un ragazzo riservato, timido in pubblico ma simpaticissimo nel privato.

Qualche aneddoto relativo a quel periodo della tua vita calcistica con il Capitano?
Con lui ho avuto un bellissimo rapporto. In campo era impressionante ma negli allenamenti ci divertivamo tantissimo. Allenarmi con lui mi rendeva facile incontrare gli avversari la domenica. È come se ti alleni con la Nagni…la domenica è impossibile trovare un avversario più forte.

Appese le scarpe al chiodo hai iniziato ad allenare. Cosa ti ha spinto ad intraprendere questa carriera?
Ho incominciato ad allenare quando ancora giocavo. Nella stessa società in cui giocavo negli ultimi anni. Volevo proseguire la mia passione e provare a trasportarla a ragazzi più giovani.

Cosa vuol dire per te allenare?
Per me allenare vuol dire trascorrere e migliorare la mia vita. È continuare a sognare ad occhi aperti. È condividere quello so ed imparare ciò che sanno gli altri. Ascoltare, osservare, apprendere ed agire per vincere. O meglio per migliorarsi e per provare a vincere.

Come mai hai scelto di allenare nel calcio femminile?
Nel calcio femminile mi ci sono avvicinato su consiglio di alcune amiche che giocavano e volevano essere allenate da me. È stato un amore immediato. E questo sarà l’ottavo anno in femminile dei diciannove che alleno. Il calcio femminile esprime tutti i valori che piacciono a me: determinazione, istinto, grinta, originalità. Oltre a tanta qualità, che anno dopo anno, cresce sempre di più.

Quali sono le differenze tra allenare una squadra giovanile ed una prima squadra?
Allenare una prima squadra o una squadra giovanile sono due cose completamente diverse su tutti i profili psicologico/tecnico/tattico. Nella prima squadra la qualità delle singole giocatrici devono essere al servizio di principi di gioco corali richiesti senza mai dimenticare che l’arma migliore è l’imprevedibilità che dovrebbe svilupparsi nel settore giovanile.

Cosa ti ha spinto a scegliere la Res Women?
La Res Women ha tantissime qualità in campo e fuori. Io entrerò a far parte di un gruppo di ragazze e di staff tecnico/dirigenziale già consolidato e di altissimo livello. Dopo il primo colloquio alla Res Women ho subito capito che ero al momento giusto nel posto giusto. Sono stato subito felice di questa scelta e ringrazio mia moglie Emanuela Picca che mi ha appoggiato e che appoggia sempre ogni mia scelta.

Che ambiente hai trovato?
Ho trovato una situazione ideale per esprimermi. Professionale e familiari. Seria, con progetti concreti.

Obiettivi stagionali?
Non vedo l’ora di cominciare sul campo: finora ho collaborato con Stefano Fiorucci e il resto dello staff per preparare la fase pre campionato. Pretenderò il massimo da ogni singola persona che farà parte della squadra a cominciare da me stesso. Se si vuole vincere bisogna stare attenti ad ogni minimo particolare e così faremo perché io sono qui alla Res Women perché VOGLIO VINCERE!!!